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BORGOGNA 2018. IL RACCONTO DELL'ANNATA: AGOSTO. EPOQUE DES VENDANGES

tratto da "Borgogna Mon Amour" (www.borgognamonamour.it)

06/09/2018
Vendemmia in Borgogna
Vendemmia in Borgogna
Cote d’Or 2018. Lo staff redazionale ripropone, come da nostra (ormai) consolidata abitudine, una rubrica che resterà in vigore per tutto l’anno vegetativo 2018, quindi sino al raccolto delle uve di chardonnay e pinot noir in Cote d’Or. Al termine di ogni mese, verrà redatto un report, comprensivo di alcuni parametri che riteniamo essenziali per meglio comprendere l’andamento dell'annata viticola.
Pertanto, restate sintonizzati sulle nostre frequenze, per restare sempre aggiornati sull’evoluzione del millesimo 2018 in Borgogna. 

MARZO. Prodromo del debutto d'annata è parsa essere la singolare nevicata degli ultimi giorni di febbraio, che ha investito tutta la Cote d'Or e ha lasciato tracce di sè sino ai giorni 3-4 di marzo; davvero fitta la coltre del manto nevoso che ha indotto a ritenere di essere di fronte ad una sontuosa scodata di un inverno mai al termine, in grado di lasciare un ultimo segno di sè, in grado rappresentare un primario potenziale indirizzo interpretativo sulla dinamica dell'incipiente risveglio vegetativo 2018; ma, tranne una prima settimana davvero rigida, la dinamica del meteo successivo, fortunatamente, ha lentamente invertito il proprio trend, dirigendolo verso prospettive decisamente più auspicabili per il cominciamento del millesimo. Addentriamoci nel dettaglio di alcuni consueti parametri, atti ad inquadrare al meglio questo scorcio di mensilità, abituale starter stagionale.

TEMPERATURE. Come anticipato, la prima settimana di marzo ha manifestato il suo volto più rigido, tipicamente invernale: le minime sono rimaste sempre sotto lo zero, toccando, il 1 marzo, il picco dei – 4.7 gradi, le massime sono rimaste sempre sotto la media stagionale; queste ultime, ad esclusione di un'impennata di 15.9 gradi il giorno 10, infatti, sono sempre rimaste sotto le attese, rientrando anche di 10 gradi rispetto alle medie stagionali, con le minime capaci di ritornare ampiamente sotto lo zero termico sino alla fine del mese. Ciò ha inciso sul ritardo del debutto vegetativo di quest'anno, con il consueto “pianto” dei ceppi, manifestatosi, con generale diffusione, solo i primi giorni del mese successivo.

PRECIPITAZIONI. Le pioggie non hanno lesinato una cospicua comparsa, anzi: con un picco di 26.6mm caduti il giorno 11, hanno registrato totali 139.2mm alla fine del computo mensile, che rappresentanto statisticamente un +188 per cento sulle medie del periodo, precipitanto ben 25 giorni su 31. Mese, quindi, decisamente piovoso.

ORE DI LUCE: sono state 91h le ore di soleggiamento, registrando un -40 per cento sulle medie stagionali. Debutto stagionale, pertanto, lento, ritardato e parente stretto di un inverno ancora pesantamente presente.

APRILE. Passo del tutto diverso ed inversione di tendenza netta, anche rispetto a plurime comparazioni, in rapporto agli annali meteo; evidenziamo, però, come proprio la storia recente ci rammenti quanto appaia estremamente delicato questo lasso di tempo vegetativo, che congiunge l'incipit dell'annata viticola con le sue prime manifestazioni di espressività, sovente rappresentandone uno dei termometri essenziali per costituire o una meravigliosa ed incoraggiante rampa di lancio prospettica, o, causa la non lontana prossimità con la stagione precedente, per segnalare stop inaspettati, cioè reali deragliamenti vegetativi, improvvisi e, spesso, purtroppo, senza appello; ciò, a causa dell'intervento di eventi meteo anche decisivi (gelate, in primis), in grado di spezzare le reni alle ambizioni di un'intera annata, condizionandone sia le rese che, nei casi peggiori, anche la qualità di ciò che residua.

TEMPERATURE. Salvo 5 giorni, tutte ampiamente sopra le medie, sia le minime (sino a + 5 gradi oltre) che le massime (sino a + 12.3 gradi oltre): in particolare, si segnala una massima “spettacolare”, registrata il giorno 21, con ben 27.5 gradi, a due passi dal record assoluto di sempre, di 29 gradi, registrato il 17 aprile del 1949. Mai sotto i 12 gradi le massime del mese.

PRECIPITAZIONI. Altro parametro diametralmente opposto a marzo, ma in linea con le medie del mese: solo 19.1mm caduti al suolo, segnalando un -18 per centro rispetto alle attese.

ORE DI LUCE: a conferma del generale ottimo soleggiamento ed illuminazione mensile, sono state 179, in perfetta aderenza con le medie. Aprile 2018, pertanto, si è palesato mese più caldo e soleggiato rispetto all'annata precedente, partita con piglio similare e, rapportata alle annate calde precedenti, però ben lontana dal passo iniziale di due esempi fulgidi: la 2015 e la 2003. Se è vero che, in tutta la Cote d'Or, la plupart des bourgeons sont encore dans leur coton, i fenomeni di sviluppo fogliare sono diffusi ed (foto sottostante) è già palese anche qualche principio di infiorescenza. Il report mensile si chiude, per dovere di cronaca, con un finale thrilling, perchè, nel corso delle prime due nottate di maggio, lo anticipiamo, segnaliamo che vi sono state temperature sotto lo zero in Cote de Beaune e sugli 0 gradi in diversi comuni di Cote de Nuits (zona Morey St Denis e Gevrey Chambertin). Se vi saranno, auspichiamo di no, aggiornamenti di rilievo in merito all'impatto di questo evento, ve li proporremo. Continuate a seguirci, anche sui social.

MAGGIO. Entriamo nella fase nevralgica dell'annata vegetativa, quella che vede dispiegarsi il manto fogliare, autentico “pannello solare” per le viti, ne decreta il suo dispiegarsi (o meno) armonioso e accende quel propulsore vegetativo (potere della fotosintesi) che decreta l'innesco vitale dellafloraison e che, successivamente, transitando per il frutto ed il fenomeno dell'invaiatura, scandisce il celebre conto alla rovescia di cento giorni per giungere ai temps des vendanges. Il 2018, lo anticipiamo, si è posto assolutamente in scia rispetto alle dinamiche delle più recenti annate borgognone, presentando, tra la fine di aprile e maggio, un primo crocevia topico per l'annata in corso, in grado cioè di condizionarne l'abbrivio e delineare la tempra di questo millesimo. Ma veniamo all'analisi dei nostri consueti tre parametri, utili a meglio comprendere l'andamento di questa mensilità. 

TEMPERATURE: sono stati 25 i giorni con temperature massime sopra le medie del periodo: una punta di 27.2 gradi ed un riassuntivo +2.6 gradi, nel computo finale; un maggio più caldo della celeberrima torrida e recente 2015, che pare molto simile al 2009 e, per gli amanti delle statistiche stagionali, tra tutte le annate del nuovo millennio, per calore medio, seconda solo alla 2011. 

PRECIPITAZIONI: sono precipitati al suolo 85 mm, di cui quasi il 50 per cento piovuti il 9 maggio e, spalmati su complessivi 13 giorni; mese in quasi perfetta aderenza alle medie precipitative del periodo ( -1 per cento) che si è ben alternato alle numerose giornate di sole manifestatesi. Prime scorte d'acqua per il prosieguo stagionale, peranto, non si sono fatte mancare. 

ORE DI LUCE: molto importante per il processo vegetativo è stato non andare sotto media in questo periodo delicato: sono state 236 le ore di luce complessive, segnando, addirittura, un +11 per cento rispetto alle medie del periodo.

EVENTI STRAORDINARI. Doveroso introdurre questa nota, poichè, nel corso di questa mensilità, sono occorsi degli eventi meteo davvero clamorosi che, almeno ad oggi (31 maggio - ndr), hanno mancato di interessare la Cote d'Or: ci riferiamo alle violente grandinate che hanno colpito la Francia, da nord a sud, devastando soprattutto la sponda destra della Gironda, la Champagne (in particolare la zona dell'Aube – comunicato: “Le vignoble de Champagne a subi de forts orages de grêle qui ont touché 1800 hectares, dont 1000 ont été complètement détruits, ce qui représente 3% de la surface du vignoble), la bassa Borgogna e la Jura, le zone limitrofe a Colmar in Alsazia, l'estremo confine a nord est e gran parte del sud del Paese. Meteo France ci ha cortesemente rassicurato circa la possibilità che quei devastanti orages e grandinate potessero abbattersi anche in Cote d'Or, stimando il rischio intorno al 18 per cento ma, purtroppo, tali percentuali sono destinate pericolosamente a lievitare per la prima settimana di giugno. Un vero colpo di fortuna, almeno per ora, perchè di regola, le perturbazioni da sud ovest sono le più deleterie e non lasciano scampo. Per la verità, interpellando numerosi vigneron di Cote d'Or in questi giorni, abbiamo sempre riscontrato estrema positività e, forse, un pizzico di incoscienza di natura superstiziosa. Sarà, pertanto, un giugno probabilmente decisivo per un'annata che si presenta molto complessa per ampie zone dell'intera produzione viticola (e non) francese. Al momento, pertanto (et on croise encore les doigts...), segnaliamo ampie e rigogliose fioriture (foto copertina esemplare): la fleur se généralise, come si suol dire da queste parti. Restate però connessi sui nostri notiziari, in tempo reale (pagina Fb di Francesco Bisaglia, in particolare) per seguire quella che si preannuncia una decisiva prima settimana meteo di giugno. 

GIUGNO. Mensilità spesso termometro ideale per immaginare quale tipologia di estate attendersi a questa latitudini, giugno rappresenta anche la rampa di lancio per lo sprint fenolico decisivo o per pit stop vegetativi inattesi e nefasti. Ci siamo lasciati (ultimo resoconto del mese precedente) con un grosso punto interrogativo alle spalle, perchè la parte terminale di maggio, lo ricordiamo, è stata oggetto di molteplici scorribande di perturbazioni ad altissimo tasso di pericolosità grandinigena, che non hanno risparmiato ampie zone del territorio francese, soprattutto lungo il perimetro della nazione, risparmiando gli episodi più devastanti al centro del Paese; ma qualche effetto dannoso, seppur piuttosto marginale, non ha risparmiato la Cote d'or. Lo anticipiamo subito: la prima metà di giugno ha tenuto alta la tensione dei vigneron, per poi concedersi una seconda parte estremamente soddisfacente. Ma passiamo all'analisi dei consueti parametri.

TEMPERATURE. Tre quarti di giugno si è trascorso con massime e minime appena sopra le medie (circa 2 gradi: gli estremi. 8.8 e 32.7), senza picchi di calore ragguardevoli: l'apice si è raggiunto nel corso del week end scorso, quello che è approdato al mese di luglio; il giorno 30, in particolare, si sono toccati i 32.7 gradi, ben lontani da 36.4 gradi, record assoluto, registrato il 22 giugno dello scorso anno; la temperatura media del mese è stata di 20.2 gradi. Sotto il profilo del parametro in esame, le statistiche tracciano un identikit di una mensilità decisamente più tiepida della 2017, più calda della 2016 ed, a ritroso, dell'ultimo quinquennio; complessivamente si è manifestata piuttosto aderente alla 2015. Insomma un giugno abbastanza in linea con le migliori attese, di assoluta gradevolezza termica.

PRECIPITAZIONI. I primi 12 giorni hanno precipitato al suolo 73.3 mm, poi quasi nulla più; il giorno 9 si è registrata la massima piovosità, con 21.2 mm; un complessivo + 8 per cento rispetto alle medie del periodo. Per la cronaca, l'arco temporale 3-11 giugno è stato il più delicato: dalla Saone et Loireprima e dal sud-ovest poi, sono transitati pericolosi aggregati di cumulonembi potenzialmente apportatori di grandine, ma il peggio si è poi abbattuto in Haute-Saone.

EVENTO DA SEGNALARE. Veniamo a qualche nota dolente; le pioggie mensili, a tratti cadute con violenza, hanno lasciato inevitabilmente qualche segno, in alcuni settori, a macchia di leopardo, in tutta la Cote d'Or; nulla di devastante, di particolarmente allarmante; lo precisiamo subito; una rapida ricognizione tra alcuni vigneron, in particolare, ci ha evidenziato fenomeni di “coulure”; in questo caso, si tratta di un fenomeno determinato dalla pioggia, che ha spazzato via alcune aree di fioritura nel raspo, riducendo la quantità di acini per grappolo; ciò è occorso a qualche vigna, alla quale “a bien été lavè la fleur”; a titolo esemplificativo, ha subito discretamente il fenomeno il domaine Benoit Ente a Puligny Montrachet, cosi come, su entrambi i cepage, anche se moderatamente, il domaine Chandon De Briailles e Nicolas Rossignol; quest'ultimo unicamente sulle denominazioni di Pernand Vergelesses e Savigny Les Beaune; più duramente è, invece, stato colpito il domaine Groffier a Gevrey Chambertin (quest'ultimo per il 75 per cento delle vigne della AOC) e il domaine M. Roy “pas de grêle ici, donc pas concernés, mais beaucoup de coulure quand même”; mentre senza grandi danni, a Chassagne Montrachet, se l'è cavata il domaine Bruno Colin (“il y a eu un peu de coulure mais rien de dramatique”), mentre il domaine Paul Pillot ci riferisce di aver subito l'evento “sutout sur notre cépage rouge le pinot noir; mais le chardonnay a mieux résisté a l'épisode pluvieux et froid”; infine, il domaine Chicotot di Nuits St Georges ci riferisce che “nous avons en effet un peu de coulure dans certaines parcelles (pas toutes), mais la récolte s'annonce malgré tout assez belle”. La seconda parte del mese, infine, come già evidenziato, è trascorsa all'asciutto, con l'ulteriore beneficio, apportato dai venti di nord est, che hanno spirato con buona costanza sino a fine mese.

ORE DI LUCE. Sono state 299 le ore di luce complessive, che hanno fatto registrare addirittura un 25 per cento in più sulla media del periodo, che dal giorno 19 ha sforato tutti i parametri di riferimento, delineando un soleggiamento molto simile alla splendida 2005, migliore di quello della celeberrima 2015, e di poco inferiore alla illuminatissima 2003. 753 le ore complessive di soleggiamento di questa annata vegetativa 2018, sino ad ora: un 6 per cento in meno rispetto alla 2015 ed un 11 per cento in meno rispetto alla lucentissima 2003.

LUGLIO. Mese dai mille volti, ma figlio di un'unica matrice, riconducibile a bizzarrie climatiche, cui dobbiamo ormai riconoscere lo status di trend, che caratterizza le estati anche di questo spicchio nobile di Francia, la Cote d'Or. Prima di passare ad analisi dettagliate, parametrate sui consueti tre indicatori fondamentali, vogliamo tracciare un profilo sintetico sulla dinamica di ciò che si è materializzato in questo mese chiave, che conduce al rettilineo finale delle vendemmie, previste, quest'anno, lo anticipiamo, in un lasso temporale che va dal 3 al 10 settembre; premettiamo, a corredo di quest'ultima riflessione, che i vigneron più avveduti, non accelereranno il processo di raccolta, se il tempo continuerà a manifestarsi canicolare come negli ultimi giorni di luglio e per buona parte della prima settimana di agosto (cosi pare, ad oggi): infatti, è noto che la risposta vegetativa a questo caldo feroce equivale ad una reazione dell'apparato fogliare, che si riverbera in una contrazione stomatale dell'apparato fogliare; questo fenomeno impedisce, sia il consueto rilascio di vapore acqueo nell'atmosfera e la sua conseguente umidificazione (uno dei parametri che favorisce gli eventi precipitativi), sia rallenta l'assimilazione di co2 ad opera della vite, utile ad innescare la fotosintesi; ecco servito il freno a mano stagionale, che potrebbe indurre molti ad anticipare le raccolte, pensando, in questo modo, di preservare l'acidità tartarica delle uve; qui entra in gioco il consueto manico agronomico di ciascun vigneron e le differenti scelte stilistiche, figlie dell'interpretazione soggettiva dell'animus vegetativo degli apparati delle viti. Infine, si segnala come i fenomeni di invaiatura hanno accelerato bruscamente, portando quasi a termine, ovunque, il mutamento cromatico degli acini (la foto del mese sottostante ne è un esempio lampante).

Entrando nel merito degli EVENTI PIU' SIGNIFICATIVI del mese, segnaliamo: un primo evento grandinigeno, occorso nel pomeriggio del 3 luglio, nell'area circoscritta di Nuits St Georges, Beaune e Premeaux: in particolare, sono piovuti circa 25 mm in un'ora, frammisti a chicchi di grandine soprattutto nel comprensorio sud di Nuits St Georges che, nel complesso, a bocce ferme, non ha prodotto danni significativi; il secondo evento apportatore di scompiglio e grele si segnala il giorno 15, in cui (oltre al Maconnais, con ben 200 ha colpiti, e le aree di Corgoloin, Remillly-sur-Tille, Mirebeau sur Bèze, Asnières lès Dijon e Talant) ancora Premeaux, Nuits St Georges sino a Comblanchien e Gevrey Chambertin, sono state oggetto di attenzioni indesiderate del meteo: si è tratta di fenomeni estremamente localizzati perchè focalizzati in piccole cellule; in particolare, su Premeaux si sono persi sino al 70 per cento dei raccolti e su Nuits St Georges, i climats di Les Vaucrains, Les Poisets, Les St Georges, il lieu-dit Plants au Baron (anche sino al 70 per cento su alcune sue aree) hanno lamentato danni, anche se non particolarmente ingenti; la medesima buona sorte è toccata a diverse parcelle di Gevrey Chambertin, lambite (per fortuna non di taglio, ma verticalmente) da una grandinata più spettacolare (perturbazione che è risalita a nord, pericolosamente, dalla periferia ovest di Beaune) che dannosa. A seguire, sino a fine mese, tanto caldo ed allerta “canicule”, con principi di stress idrico localizzati (a macchia di leopardo, su comparti vitati di Puligny Montrachet e Chassagne-Montrachet, in particolare), per le quali qualche vigneron ha ipotizzato paralleli con il millesimo '96 e comparse di peronospora, per fortuna tutte arginabili, circoscritte e sotto controllo. Veniamo all'analisi dettagliata di temperature, precipitazioni ed ore di luce.

TEMPERATURE. Tranne 4 giornate, le massime sono state tutte sopra le medie stagionali (la minima è stata di 11.1 gradi), che hanno raggiunto il picco di 35.4 gradi il giorno 28, segnalando un complessivo + 4 per cento rispetto alle medie del periodo, ed una temperatura media del mese di 23.6 gradi, la stessa identica del bollente 2015 e superiore di 1 grado rispetto alla celeberrima incandescente 2003.

PRECIPITAZIONI. Sono precipitati al suolo mediamente 67 mm, di cui 25 il giorno 3: un + 1 per cento rispetto alle medie del mese; dal debutto vegetativo sono addirittura 350 i millimetri di pioggia caduti al suolo; un paragone con le annate più calde del III millennio ne consente di apprezzare il non risibile quantitativo: la 2018 sta segnalandosi circa il 30 per cento più piovosa rispetto alla 2017, un 50 per cento di più rispetto alla 2015, superiore del 15 per cento rispetto alla 2009 ed un 40 per cento in più rispetto alla 2003; in conclusione, giugno e luglio 2018, statisticamente, sono risultati, sino ad oggi (marzo escluso) i due mesi sopra le medie precipitative del periodo; dato curioso.

ORE DI LUCE. 337 ore di luce, con un + 37 per cento rispetto alle medie del periodo; un'irradiazione superiore alle 316 ore della 2015 e record assoluto per il millennio in corso.

AGOSTO. Dirittura d'arrivo dell'annata vegetativa per alcuni domaine, con Meursault, quest'anno, cui spetta la palma di AOC capofila per i premiers coups de sécateurs (21 agosto); momento di paziente attesa, invece, per altri vigneron, che hanno valutato di attendere almeno la prima settimana di settembre per ottenere la calibratura fenolica ideale; questione di settori, esposizioni, terroirs e, non da ultimo, delicate scelte strategiche, che rappresentanto l'ultimo step agronomico, che porta a quella fatidica scelta soggettiva che è il famigerato timing reputato come ideale per portare in cantina le uve nel miglior stato sanitario e di maturazione possibili.

SFERA DI CRISTALLO. Una stilla previsionale davvero mignon, allo stato delle cose, permette di paventare un'ipotetica annata stretta parente di una sintesi efficace tra la 2015 e la 2017, dallo stato complessivo delle uve vicinissimo all'ideale e dai quantitativi non esuberanti come nell'annata precedente (il calore notevole e la carenza di pioggie, in molti settori, hanno rallentato le maturazioni).

Per quanto riguarda la narrazione della DINAMICA METEOROLOGICA del mese, se luglio ci ha letteralmente costretto ad un fenomeno di roller coaster emotivo, prefigurando scenari meteo apocalittici (ndr: a chi è sfuggita la sua narrazione, caldeggiamo la lettura della mensilità precedente per capire a cosa ci riferiamo), con reiterate allerte, sia di natura tempestosa violenta che grandinigena, salvo poi ridimensionare la propria potenziale furia distruttiva, concretizzandosi in eventi tutto sommato accettabili in un epoca di ormai conclamato global warming (che, tradotto, significa che qualche fenomeno, per fortuna estremamente localizzato, ha consegnato, anche quest'anno, sull'altare sacrificale, qualche piccolo settore all'interno di alcune denominazioni), il mese di agosto, se vogliamo tracciare un confronto, invece, è trascorso, tutto sommato, in linea con l'abbrivio stagionale impresso dal dna di questo millesimo: cioè, ha dominato la scena un clima connotato essenzialmente da caldo secco (leitmotiv estivo), si è manifestata una decisa contrazione delle precipitazioni, e solo nelle giornate del 9 e del 29, ha minacciato seriamente qualche potenziale episodio di una certa allerta meteo; nel primo caso, l'evento si è concretizzato in una salvifica pioggia anti sécheresse per alcune aree, di cui era afflita una parte di vigne disclocate in Cote d'Or e, e nel secondo caso, in un prezioso nulla di fatto, costituito da lampi, vento sostenuto ed una comparsata di pioggie assolutamente di regime accettabile.

Passiamo ora alla consueta analisi dei tre paramentri che utilizziamo per tracciare un identikit del profilo del mese trascorso.

TEMPERATURE. Il giorno 4 si sono toccati i 36.3 gradi, ma dal giorno 8 è cominciata una lenta ma progressiva discesa delle massime, che hanno oscillato tra i 30 gradi e i 18.3, registrati il giorno 25; una media complessiva delle massime che le statistiche rilevano comunque superiore di 2.9 gradi rispetto a quelle del periodo agostano; le minime, invece, si sono palesate mediamente di 1.7 gradi sopra media, anche se nel corso della notte di domenica 26 hanno toccato un ribasso fino a 5.7 gradi; quindi, vi sono state forti oscillazioni tra notte e giorno (a probabile beneficio dei potenziali profili aromatici delle uve) che, nel complesso, fanno rilevare una temperatura media del mese, nel computo delle annate del III millennio, solo inferiore a quella di agosto 2003 (22.8 gradi versus 25.3).

PRECIPITAZIONI. Centellinate ma buone, verrebbe da dire: solo 21.2 mm di cui 7.3 caduti tutti il giorno 13; ciò evidenzia un -65 per cento rispetto alle medie del mese. Palma di record per il mese più siccitoso degli ultimi 18 anni. Alcuni macro dati sintetici utili a meglio comprendere: sono stati 161.4 i millimetri di pioggia caduti nel corso della stagione estiva: giugno e luglio si sono difesi bene, agosto ha latitato.

ORE DI LUCE. 291.5 ore contro le 233.6 di media di questa mensilità. Gli ultimi 4 mesi si sono rivelati sempre sopra media. Irradiazione estiva complessiva di 924.3 ore, superiore ad annate come la luminosissima 2003 (888.1 ore di luce) ed alla 2015 (845.8 ore di luce), che rappresentano letteralmente il "podio di luce" del III millennio.

Precisiamo, infine, che, come è sempre valso per i millesimi precedenti oggetto della presente analisi dinamica, condotta mese per mese, la disamina complessiva della qualità dell'annata sarà oggetto di valutazione in prossimità con il suo ingresso sul mercato, con una rubrica ad hoc.
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